PRINCIPIO NATURA. BIBLIOGRAFIA

I. PRINCIPIO NATURA :  KARL LÖWITH

1. K. Löwith, Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, a cura di O. Franceschelli, Donzelli, Roma 2002. 

In questo volume, tradotto qui integralmente e per la prima volta nella sua versione definitiva (1967), Löwith perviene agli esiti più maturi del suo confronto con la modernità. Cosa devono tornare a essere il mondo e l'uomo, dopo la «caduta di Dio» consumatasi nella coscienza moderna? È rispetto a questa ineludibile domanda che emerge l'incapacità della filosofia moderna, da Cartesio e Kant fino a Hegel e al nichilismo di Stirner, di emanciparsi effettivamente dal creazionismo e dall'antropocentrismo di ascendenza biblica. La concezione meccanicistica del mondo e le moderne «metafisiche della soggettività» smarriscono l'autentica sostanza religiosa della fede nel Dio sovrannaturale e creatore della tradizione, ma non sanno ripristinare la nozione di natura. Precipitano anzi l'uomo cristiano-moderno in un mondo divenuto ormai estraneo e privo di senso: in un esilio o nichilismo cosmico che riguarda non solo l'idealismo di Fichte o il disprezzo per la natura di Hegel, ma anche le filosofie di Husserl, Heidegger e Sartre. C’è tuttavia anche un'altra modernità: quella in cui l'a-teismo giunge al proprio compimento. Perciò in Dio, uomo e mondo Löwith, oltre che con Feuerbach e Nietzsche, «filosofo del nostro tempo», si confronta, con un'intensità, che non ha precedenti lungo tutta la sua ricerca, anche con Spinoza: con il «Mosè dei materialisti moderni» (Feuerbach) che ha saputo uscire da ogni metafisica della volontà e restituire «la propria verità alla natura di tutte le cose». È con questa linea di pensiero che anche il naturalismo di Löwith instaura un dialogo di grande attualità per tutti coloro che si sentono «irretiti» nell'emancipazione moderna dall'orizzonte metafisico: che collocano, cioè, la propria ricerca e la propria vita «in un universo senza Dio» e sono interessati a tornare alla prospettiva di una natura (physis) sempiterna che sia anche dimora cosmica dell'uomo che a essa appartiene.

 

2. K. Löwith, Spinoza. Deus sive Natura, a cura di O. Franceschelli, Donzelli, Roma 1999.

Indicato da Feuerbach come "Mosé dei materialisti moderni" ed elogiato da Nietzsche come proprio "predecessore", Spinoza ha finito per diventare anche per Lowith un punto d'approdo della propria critica della modernità. Proprio in questo saggio, unico per l'ampiezza della trattazione di temi spinoziani, l'autore dell'"Etica" viene presentato come il "primo, grande illuminista moderno" che ha rinaturalizzato il Dio trascendente della tradizione biblica, anticipando, e talvolta persino superando, la stessa critica di Nietzsche alla metafisica platonico-cristiana. "Osservatore preciso e penetrante delle cose umane e sovrumane", Spinoza ha delineato per primo i tratti di una modernità non segnata dalla secolarizzazione e dalle filosofie della storia: una "filosofia vera", immune da ogni corrosione nichilistica e con cui il naturalismo del Lowith maturo instaura un confronto decisivo e ancora attuale per ogni ricerca interessata ad una "comprensione naturale", se non di Dio, almeno del mondo e dell'uomo.

 

II. PRINCIPIO NATURA :  ORLANDO FRANCESCHELLI

1. O. Franceschelli, Karl Löwith. Le sfide della modernità tra Dio e nulla, Donzelli, Roma 2008.

Karl Löwith dedicò le sue prime indagini - oltre che alla rielaborazione delle tematiche fenomenologiche - al confronto con Hegel, Kierkegaard, Marx, Weber e soprattutto Nietzsche e Burckhardt, nel tentativo di aprire una strada di fronte alla radicale disumanizzazione portata dal nichilismo moderno e dallo stesso avvento del nazismo. A questa prima fase seguì la celebre polemica contro i surrogati secolari della fede cristiana e contro il "nichilismo cosmologico" cui saremmo condannati in un mondo reso assurdo e senza senso dalla "morte di Dio". Per Löwith se il Dio biblico diviene non più credibile, è alla nozione precristiana di natura che occorre, invece, di nuovo volgersi: anche l'uomo e la sua soggettività devono tornare ad appartenere all'ordine naturale del mondo. È precisamente tra Dio e nulla che Löwith, "al di là" di Nietzsche, ha cercato una strada praticabile. Franceschelli ripercorre l'intero arco di questa intensa avventura del pensiero: dagli esordi degli anni venti ai saggi sul buddismo, su Spinoza e Valéry. La lezione di Karl Löwith emerge qui in tutta la sua ricchezza e attualità: un salutare e sobrio affrancamento dall'orizzonte metafisico, che consente di fronteggiare le sfide teoriche - e pratiche - del disincanto moderno.

 

2. O. Franceschelli, Dio e Darwin. Natura e uomo tra evoluzione e creazione, Donzelli, Roma 2005.

Crisi ecologica, polemiche sull’insegnamento del darwinismo, scontro tra laici e cattolici su questioni bioetiche sempre più impegnative: già questi temi ci ricordano come il confronto su natura e creazione rappresenti il problema nel quale siamo tutti coinvolti. Ma in quali termini si presenta oggi questo confronto? La risposta è ben nota: Darwin ha segnato un punto di svolta epocale e semplicemente inaggirabile. Dopo Darwin, è veramente cambiato per sempre il nostro modo di guardare al mondo, alla natura umana, all’etica. E anche a Dio, alla sua onnipotenza e alla sua giustizia: quali domande rivolgerebbe un Giobbe «darwiniano» a un Creatore che dona la vita, tollerando però il male fisico, le ferite e gli tsunami planetari documentati dai processi evolutivi? Dio e Darwin, appunto: l’esito più alto e attuale di tutto il confronto tra la modernità e l’eredità teologico-filosofica delle sue stesse radici cristiane. Accanto agli snodi più rilevanti del naturalismo darwiniano, il libro discute anche gli attacchi sferrati contro di esso dagli odierni neo-creazionisti, e la loro confutazione da parte di biologi, filosofi e persino teologi interessati a confrontarsi col naturalismo darwiniano. Riconosciute le rispettive plausibilità di naturalismo e fede nella creazione, è possibile impegnarsi in un dialogo capace di evitare sia tentazioni fondamentaliste sempre ricorrenti, persino ai massimi vertici della Chiesa cattolica, sia sterili polemiche anti-religiose. A un simile confronto alto può indurci proprio Darwin, metafora tra le più emblematiche del passaggio moderno dal creato alla natura. Da un simile dialogo della plausibilità può essere arricchita, insieme alle nostre vite, anche la nostra convivenza civile e democratica. Un libro che non ha mancato di suscitare interesse e polemiche tra quanti, credenti e non credenti, vivono con disagio l’idea di un dialogo tra naturalismo darwiniano e teismo evoluzionistico. La tempestiva seconda edizione del volume, con l’aggiunta di una nuova postfazione nella quale l’autore ribadisce le ragioni del dialogo, dà conto anche degli ultimi sviluppi del dibattito.

 

3. O. Franceschelli, La natura dopo Darwin. Evoluzione e umana saggezza, Donzelli, Roma 2007.

Chi ha paura di Darwin? E chi ha paura della natura?, si chiede di rimando la filosofia. Dopo il successo di Dio e Darwin, Orlando Franceschelli ripercorre il cammino che dalla scoperta della natura da parte della nascente filosofia greca e dalla sua negazione da parte della tradizione platonico-cristiana, conduce alla rinascita moderna della prospettiva che il mondo e l’uomo siano frutto di processi soltanto naturali e non della creazione di Dio. Darwin rappresenta lo snodo decisivo di questo evento epocale e della naturalizzazione della stessa mente dell’uomo che lo porta a compimento. Un evento contro cui il fondamentalismo religioso e numerose prese di posizione della gerarchia cattolica muovono attacchi pretestuosi, volti unicamente ad equiparare il naturalismo a «mito moderno», nichilismo antropologico, disperazione esistenziale. Compito del «naturalismo impegnativo» proposto da Franceschelli, con autentica e costruttiva laicità, è invece definire e coltivare le ragioni critiche e la «saggezza solidale» che esso può dischiudere alle nostre vite. Una proposta di dialogo rivolta anche ad una teologia capace di confrontarsi senza pregiudizi con l’emancipazione moderna dal creazionismo. Natura e umana saggezza, appunto: consapevolezza di essere parte di un’evoluzione bio-cosmica senza fine, e capacità di cogliere le opportunità che questa nostra condizione naturale può offrirci. È il frutto più bello e l’esito più auspicabile – soprattutto di fronte alle attuali sfide bioetiche – della ragionevole libertà cui le umanissime virtù della scienza e della filosofia ci consentono di aspirare.

 

4. O. Franceschelli, Darwin e l'anima. L'evoluzione dell'uomo e i suoi nemici, Donzelli, Roma 2009.

«Siamo una specie ibrida sempre tentata dall’egoismo, ma la coevoluzione di cui siamo frutto ha messo nel cuore stesso della nostra complessa natura anche il piacere della saggezza solidale. Sottrarne la maternità alla natura e alla nostra storia, per assegnarne la paternità al creatore che avrebbe posto questa “scintilla” divina nell’anima dell’uomo, è solo un’irricevibile arroganza teologica».

Come si può, oggi, ragionare sui temi della natura umana senza partire da Darwin? Senza muovere dalle conquiste scientifiche e dalle implicazioni filosofiche, etico – politiche e persino teologiche connesse a quanto egli ha detto sull’origine e la storia dell’uomo? In questo agile e denso volume, Orlando Franceschelli affronta uno dei nodi cruciali del pensiero darwiniano: la questione antropologica, destinata a scuotere dalle fondamenta la tradizione filosofica e religiosa occidentale. A cominciare dalla credenza nell’immortalità dell’anima e nella guida provvidenziale della storia. Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Darwin, infatti, rischiano di lasciare in ombra il vero nucleo teorico della sua rivoluzione antropologica, contro cui ancora oggi si levano accuse di nichilismo, soprattutto da parte della gerarchia cattolica: naturalizzando l’uomo e la sua mente,Darwin ne avrebbe addirittura minato la dignità. Ecco perché in questo saggio Franceschelli parte dalla ricostruzione del pensiero di Darwin sulla coevoluzione della natura umana: dai suoi rapporti con gli animali, fino al progresso verso la civiltà. Snodi cruciali a cui ciascuno dovrebbe essere interessato: è mediante queste elaborazioni che Darwin ha influenzato la scienza, la filosofia e anche quella teologia che ormai parla non più di creazione ma di emergenza dell’anima. È da esse che risulta con chiarezza il carattere pretestuoso di ogni tentativo di assimilare Darwin alla volontà di potenza di Nietzsche, al darwinismo sociale e al razzismo e all’eugenetica di Hitler. «Oltre l’anima e la volontà di potenza»: è a partire da questo approdo della coscienza moderna che l’autore delinea l’impegno etico - politico cui dovrebbe indurci una concezione effettivamente naturalistica dell’uomo. Interessata a raccogliere con responsabilità e costruttiva capacità di dialogo anche le attuali sfide bioetiche. A coltivare nelle nostre vite e nella sfera pubblica la «saggezza solidale» che Franceschelli propone come frutto coerente e auspicabile del naturalismo moderno.

 

5. O. Franceschelli, Elogio della felicità possibile. Il principio natura e la saggezza della filosofia, Donzelli, Roma 2014.

Natura, saggezza e felicità: forse per ogni essere umano è difficile vivere senza interrogarsi, almeno una volta, sul loro effettivo rapporto. E sull’altra questione che questo rapporto inevitabilmente solleva: in che senso la saggezza può favorire la nostra felicità? Ricercare la saggezza non equivale a diventare più consapevoli del carico immenso di dolore, sofferenza e ingiustizia che grava sulle nostre vite e su quelle dei nostri simili? Saggezza della felicità possibile: questa è la prospettiva filosofica proposta da Orlando Franceschelli. Essa ci ricorda non solo che tra natura, saggezza e felicità esiste un rapporto indissolubile, come aveva suggerito già Epicuro, ma che questo rapporto possiamo coltivarlo soltanto a patto di essere, a un tempo, consapevoli dei limiti che la sofferenza e la morte pongono alle nostre gioie, e concretamente impegnati a valorizzare e godere tutta la felicità che, entro questi limiti, è possibile raggiungere. È in questo orizzonte etico-antropologico che anche la Regola Aurea – fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te – può essere riscritta come impegno a fare per la felicità di ogni essere senziente tutto ciò che si ritiene possibile e si vorrebbe fosse fatto per la fioritura della propria. Questo è l’approdo etico che, in alternativa al naturalismo della volontà di potenza indicato da Nietzsche, può educarci a mettere anche le odierne biotecnologie al servizio della felicità possibile, invece di asservire la loro inaudita e crescente potenza a ideologie o appetiti mercantili e di bio-potere. La via indicata dall’autore è quella di un’antropologia dell’ecoappartenenza a partire dalla quale coltivare un dialogo laico e costruttivo anche con quanti (credenti, teologi, metafisici) guardano al cosmo fisico e alla natura umana a partire dalla dottrina biblica della creazione. Riconoscere la plausibilità del naturalismo consente infatti di apprezzare senza pregiudizi la saggezza della felicità possibile e solidale proposta dagli odierni sostenitori del principio natura. Premessa irrinunciabile, questa, per poter trovare risposte condivise ai temi etici nelle nostre società sempre più complesse. È di questo umanesimo non antropocentrico che in questo libro si tesse un convinto elogio.

III. PRINCIPIO NATURA : CLASSICI

Il nome di Karl Löwith è spesso associato ai suoi lavori di storia della filosofia e alla sua attività di "scepsi storiografica"  (segue)

         LÖWITH ON LINE

O. Franceschelli - Intervista su Karl Löwith

Karl Löwith - Treccani.it

      NOVITA' IN LIBRERIA

Karl Löwith, Sul senso della storia, a cura di M. Bruni, Mimesis, 2017.

A. Tagliapietra, M. Bruni (a cura di), Le Rovine, ossia meditazione sulle rivoluzioni degli imperi, traduzione di M. Bruni, Mimesis, 2016.

Premio Nazionale Filosofia Frascati - 2016

Società Natura Storia. Studi in onore di Lorenzo Calabi, a cura di A. Civello, Edizioni ETS, 2016.

 

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Aggiornamento 29.07.2018