Intervista a Giuseppe Barletta

Il viaggio nella "urbanizzazione della provincia löwithiana" prosegue con l'intervista al prof. Giuseppe Barletta. Il prof. Barletta è ordinario di Filosofia Teoretica presso l'Università degli Studi di Bari. Tra le sue pubblicazioni segnaliamo, in campo löwithiano, lo scritto Temporalità e fondamento. A proposito di “Nietzsche e l’eterno ritorno” di K. Löwith (in «Paradigmi», I, 1983, pp. 137-150).

Nota biografica

Nato a Bari nel 1949, laureato nel 1973 in Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Bari con una tesi sui fondamenti della epistemologia materialistica. Assegnista, poi Ricercatore di Filosofia teoretica, Professore Incaricato dell'insegnamento di Storia della filosofia presso la Facoltà di Lingue dal 1979, dal 1985 Professore Associato di Filosofia teoretica e dal 2000 Professore Ordinario di Filosofia Teoretica e incaricato dell'insegnamento di Estetica, Storia del pensiero europeo e Logica e teoria della interpretazione nella medesima Facoltà.

 

Tra i fondatori e ora nel Comitato Direttivo della Rivista di critica filosofica "Paradigmi", Direttore del C.R.A.V (Centro Interdipartimentale Ricerche Avanguardie) della Università di Bari. Già Coordinatore e ora nel Collegio Docenti del Dottorato di ricerca in "Filosofie e teorie sociali contemporanee", Direttore della Scuola di Dottorato in ‘’Scienze umane’’ , Direttore del Corso di perfezionamento in Letterature arti e saperi del ‘900.

 

Attualmente lavora alla ricomposizione delle forme teoriche dell'esteticità in ambito contemporaneo e alla ridefinizione dei rapporti tra sapere e potere nella società globalizzata.

 

Tra le numerose pubblicazioni scientifiche citiamo solo alcuni volumi: Chronos. Figure filosofiche del tempo, Dedalo, Bari 1992; Carte marine. Ricerche in filosofia, Dedalo, Bari, 1999; 900ismi. Ricerche in filosofia. Graphis, Bari 2007;

 

In campo löwithiano ricordiamo il saggio-recensione Temporalità e fondamento. A proposito di “Nietzsche e l’eterno ritorno” di K. Löwith (in «Paradigmi», I, 1983, pp. 137-150).

Intervista del 3 luglio 2015

Marco Bruni:

Come è avvenuto il suo incontro con il pensiero di Karl Löwith e quale ruolo ha avuto nella sua formazione?

 

Giuseppe Barletta:

Loewith fa da sempre parte della mia ricerca.

Fin da studente di Filosofia, direi, per una duplice funzione: teoretica,  in quanto ‘risposta’ al nullismo apocalittico – e nazistoide – del suo maestro Heidegger (al netto di tutte le ‘querelles’ sul ‘nazismo’ del filosofo della Selva Nera) e storiografica in quanto insuperabile interprete del disfacimento dell’hegelismo nella cultura tedesca ed europea.

Secondo la quasi totalità degli interpreti, il lascito löwithiano è da considerarsi contenuto in Da Hegel a Nietzsche e in Significato e fine della storia

Mi sembrava tuttavia – e debbo confessarlo- mi sembra tuttora che questo occultasse la decisività del rapporto di Löwith con Nietzsche, non tanto sul piano storiografico quanto su quello per me assai più decisivamente teoretico dell’analisi della temporalità, che in quei tempi mi si veniva appalesando come la questione-chiave alla base della mia personalissima revisione, e abbandono, del mio giovanile materialismo marxiano.

 

 

M. B.:

Nel saggio  Temporalità e fondamento: a proposito di «Nietzsche e l’eterno ritorno» di Karl Löwith (in “Paradigmi”, 1983, pp. 137-150) lei analizza e si confronta con la lettura löwithiana del “pensiero più tremendo” di Nietzsche, sottolineandone l’importanza nel panorama delle interpretazioni nicciane tedesche e italiane. Può dirci qualcosa a riguardo?

 

Anzitutto va annotato che per altra  e, a mio giudizio, più teoricamente significativa e anticipata nei tempi, la interpretazione löwittiana della filosofia di Nietzsche corrobora e definitivamente spazza via le letture conservatrici del nichilismo nietzscheano (tedesche e in generale  delle altre culture, anche filosofiche europee).

Per altro verso, ritengo paradigmatica la finezza analitica di Loewith: vera bussola nel coacervo delle letture più disparate del pensiero del filosofo ‘illuminista’, piegato alle vaghezze delle mode culturali e dei calcoli di bottega. In particolare, mi appariva del tutto condivisibile l’analisi della circolarità eternamente ritornante della temporalità nietzscheana come antitesi e rifiuto dello storicismo e della derivata destinalità, mostrandomi un cammino di pensiero poi ripreso da molte posizioni antistoricistiche – quali, per tutte, quelle di Hanna Arendt.

 

 

 

M. B.:

Lei ha affrontato più in generale la questione fondamentale della temporalità in un suo importante volume Chronos. Figure filosofiche del tempo (Dedalo, Bari 1992); a partire dalle sue riflessioni sul tempo e dal Nietzsche di Löwith, ritiene che sia ancora possibile oggi, nell’epoca dell’accelerazione tecnologica e dell’irreversibilità fisica, pensare un tempo ciclico capace di rifamiliarizzare l’uomo con il mondo, concedendogli così la possibilità di superare le secche del non-senso del nichilismo contemporaneo?

 

 

G. B.:

Appunto. Nei miei corsi universitari, così come nella mia ricerca teorica, Löwith mi si è costantemente mostrato come interlocutore essenziale per non cedere né ai facili carnascialeschi ‘nullismi’ apocalittici né alle apologetiche enfatizzazioni ‘hegeliste’ della necessitazione logica del reale e della presenticazione iperrealista della temporalità. Sono peraltro persuaso (illuso?) che anche per gli Studenti lo sforzo löwittiano non sia andato del tutto perduto. Il ‘nunc stans’ nel quale confluisce il circolo dell’eterno ritorno di Nietzsche non solo illustra egregiamente le ragioni del fallimento dell’ontoteologia, mascherata, di Heidegger ma mi sembra riuscire a motivare congruamente la nascita di quel decisionismo, di matrice schimttiana, che in quegli anni sembrava a molti la clavis universalis di una riproposizione aggiornata della teologia politica. Proprio Löwith mi mostrava come il rifiuto della linearità destinale della temporalità ebraico-cristiana inducesse alla indagine su un tempo ‘ora’ che, anche sulla scorta di Benjamin, restituisse all’umano la chance del proprio progetto.

 

 

 

M. B.:

A partire da quanto detto fin qui, qual è, allora, secondo lei l’“attualità” del pensiero di Löwith?

 

G. B.:

Questione complessa.

Per un verso, tutti i buoni filosofi – e certo Löwith appartiene di diritto a questa categoria – sono ‘attuali’; per altro verso, come riteneva Hegel, ogni filosofia interpreta il ‘proprio’ tempo (e il tempo di Löwith non è – più – palesemente il nostro).

Posso solo vivamente consigliarne lo studio, e la discussione del pensiero: non ci è dato, nel miserabile tempo che viviamo, di incontrarne molte di personalità filosofiche così esemplari nello sforzo continuativo di interpretare il presente storico non come frutto delle inesistenti necessità logico-storiche ma come apertura non questionabile ad un futuro non scritto.  

Il nome di Karl Löwith è spesso associato ai suoi lavori di storia della filosofia e alla sua attività di "scepsi storiografica"  (segue)

         LÖWITH ON LINE

O. Franceschelli - Intervista su Karl Löwith

Karl Löwith - Treccani.it

      NOVITA' IN LIBRERIA

Karl Löwith, Sul senso della storia, a cura di M. Bruni, Mimesis, 2017.

A. Tagliapietra, M. Bruni (a cura di), Le Rovine, ossia meditazione sulle rivoluzioni degli imperi, traduzione di M. Bruni, Mimesis, 2016.

Premio Nazionale Filosofia Frascati - 2016

Società Natura Storia. Studi in onore di Lorenzo Calabi, a cura di A. Civello, Edizioni ETS, 2016.

 

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Aggiornamento 31.10.2018