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Manuel Rossini, Luca Montanari,

L’ambivalenza della modernità.

Karl Löwith, Rudolf Bultmann e i fondamenti cristiani dell’Occidente

Trauben, Torino 2014, pp. 352.

 

Karl Löwith e Rudolf Bultmann sono due tra le più grandi personalità del pensiero tedesco del XX secolo. Filosofo scettico il primo e teologo innovativo il secondo, entrambi intrecciano il loro pensiero con uno dei problemi di fondo della modernità: la relazione ambivalente, ma decisiva, tra cristianesimo e mondo moderno. La problematicità di questo stato di cose non sta tanto nel trovare una terza via alternativa alla secolare disputa tra sapere e fede, bensì nel riconoscere che entrambe le possibilità condividono aspetti costitutivi della modernità. Lungi dal proporre una semplice equazione “modernità-cristianesimo”, Löwith e Bultmann si interrogano su questo complesso rapporto a partire dal fenomeno chiamato secolarizzazione. La questione si lascia così argomentare su due livelli, che corrono paralleli fino a toccarsi. Teologia e filosofia, infatti, non solo possono guidarci nell’affrontare il problema della modernità, ma divengono una sorta di ermeneutica capace di cogliere il moderno nella sua forma compiuta. In un’epoca, la nostra, religiosamente pluralistica e che a fatica trova un unico principio all’epoca stessa e alla sua sete di religiosità, crediamo sia utile proporre due interpretazioni del moderno che riconoscono invece l’esistenza, la persistenza e l’efficacia del fondamento teologico cristiano nella coscienza e cultura occidentale. In appendice alcuni stralci del carteggio personale tra Löwith e Bultmann, per la prima volta proposti al pubblico italiano.

 Indice :

Manuel Rossini

La «meta-critica del fondamento» di Karl Löwith: una chiave di lettura della modernità

Introduzione - Capitolo I: La crisi del fondamento I. La questione del cristianesimo: il milieu culturale di riferimento II. «Leggendo il libro della storia dall’ultima pagina alla prima» III. La crisi del fondamento e l’ontologia del declino IV. I residui del fondamento. Marx e Kierkegaard e la realizzazione della filosofia: la radicalizzazione della frattura hegeliana V. Trasfigurazioni del fondamento e la struttura del progresso

Capitolo II : Modelli teorici a confronto I. Secolarizzazione o autoaffermazione della modernità? Un terzo modello tra Löwith e Blumenberg II. Alcuni modelli teologici e Löwith

Conclusione : “Destruktionsgeschichte” e fallimento della storia

Luca Montanari

Rudolf Bultmann: Occidente e cristianesimo

Capitolo I : La fede cristiana a confronto con la secolarizzazione I. La secolarizzazione come categoria genealogica II. L’interpretazione puntuale della secolarizzazione III. L’intangibilità dell’autentico messaggio cristiano

Capitolo II : Il paradosso cristiano di storia ed escatologia I. La querelle sul metodo esegetico e sulla storia della salvezza II. Il senso della storia nell’istante escatologico

Capitolo III : L’esistenza escatologica come autentico orizzonte di fede I. Il passaggio dalla storia alla storicità dell’uomo II. La decisione per la fede e l’evento escatologico di Cristo III. Il carattere dialettico dell’esistenza escatologica IV. Il fecondo incontro tra umanesimo e cristianesimo

 

 Appendice : Il carteggio inedito Löwith-Bultmann

A. Cera

Tra differenza cosmologica e neoambientalità.

Sulla possibilità di un'antropologia filosofica oggi

Giannini Editore, Torino 2013, p. 192

 

Strutturato in tre parti, il presente studio si propone di sondare le possibilità attuali di un’antropologia filosofica.

Nella cornice di una valutazione complessiva della vicenda antropologica nel XX secolo, la prima parte assume la recente ipotesi di un paradigma antropologicofilosofico forte: la Philosophische Anthropologie in quanto impostazione di pensiero, discutendone i caratteri portanti e ponendone in rilievo le criticità. In particolare, quella legata al fenomeno della sociologizzazione.

La persuasione che un’antropologia integralmente sociologizzata giunga a compromettere la propria ispirazione filosofica, conduce, nella seconda parte, a tentarne un’integrazione ispirata ad un percorso antropologico del tutto eterodosso: quello battuto da Karl Löwith con la sua antropologia cosmocentrica, fondata sull’idea di una differenza cosmologica tra mondo e mondo umano e sul recupero di una declinazione del theorein in quanto genuino pathos mondano.

Sulla scorta di questa implementazione löwithiana, nella terza parte viene delineata una possibile antropologia filosofica dell’oggi nella forma di un’antropologia della tecnica, retta dai concetti di neoambientalità e ferinizzazione. È infatti sub specie anthropologica – nella sua capacità di intaccare il perimetro antropico – che la tecnica rivela pienamente il proprio statuto di attuale forma del mondo. L’epoca della tecnica è il tempo dell’eclissi della differenza cosmologica, il tempo nel quale, al culmine del proprio conatus esonerante, l’essere umano esperisce il paradosso di un’inedita “situazione ambientale” che, compromettendone l’esclusività mondana, lo approssima ad una condizione ferina.

 

L. Messinese

Stanze della metafisica. Heidegger, Löwith, Carlini, Bontadini, Severino

Morcelliana, Brescia 2013, p. 200

 

Le "stanze della metafisica" sono i luoghi, individuati in cinque pensatori del Novecento, da cui osservare, in prospettive e con sviluppi diversi, sia la specificità della filosofia rispetto al sapere scientifico sia il posto riservato alla metafisica, oltre la tesi kantiana per cui l'Assoluto sarebbe pura aspirazione e la filosofia si ridurrebbe entro i confini della scienza. Un duplice assunto qui avanzato in momenti che scandiscono un'indagine unitaria: le prime stanze, premessa teoretica del libro, ripercorrono la presa di posizione della filosofia rispetto alla teologia filosofica classica - in Heidegger, l'artefice della critica alla metafisica occidentale e dell'opposizione tra fede e filosofia, in Löwith, che ha sviluppato con tratti diversi tale linea, e in Carlini, critico dell'idealismo gentiliano e fautore di un pensiero cristiano. Le ultime stanze sono doppiamente congiunte all'intento teoretico del libro, per il loro sfondo comune: in Bontadini il tema è la rigorizzazione della teologia filosofica con l'affermazione dell'essere trascendente la totalità dell'esperienza; di Severino è qui esaminato il nodo inerente al rapporto fra ontologia e teologia filosofica, cercando la determinazione dell'essere che trascende l'ambito dell'esperienza (qui chiamato Altro dall'esperienza). Conclude il volume un'offerta di domande che si annodano una all'altra nel passaggio da queste stanze: l'ammissione che, all'interno del sapere filosofico.

Marco Bruni

La natura oltre la storia. La filosofia di Karl Löwith

Prefazione di A. Tagliapietra, Postfazione di M. Donà

Il Prato, Padova 2012, p. 192

 

Ma perché i moderni non vedono più la natura? Si può trovare una risposta a questa domanda cruciale per il presente e per il futuro nel tema filosofico che tiene assieme l’intero disegno dell’opera di Karl Löwith, uno dei maggiori filosofi tedeschi del ’900, allievo di Heidegger, che ha voluto riportare in auge la più antica filosofia greca, intesa come scienza della physis, della natura universale. Löwith è stato un pensatore dell’essere e della totalità, un metafisico, o meglio, un physiologo, avendo identificato l’originario con l’eterna potenza generatrice del cosmo. L’aspetto centrale del pensiero di Löwith consiste nell’idea secondo la quale la natura delle cose rimane stabile al di là del variare delle epoche storiche, mentre a poter cambiare sono solo le nostre interpretazioni del vero. «Löwith […] riteneva che, solo comprendendo il senso autentico della ‘natura’, sarebbe stato possibile confrontarsi con quello che si potrebbe qui chiamare […] il “mistero dell’esistere”» (M. Donà, Postfazione). Per Löwith, il “vivere secondo natura” dovrebbe coincidere con la conduzione di una “vita buona”, contrassegnata dalla serenità e dall’equilibrio, anche nell’epoca del nichilismo e della “fatalità del progresso” della tarda modernità occidentale. La natura, però, non è un passato a cui ritornare, ma ciò che restituisce al futuro l’autentico significato dell’accadere, la natura diviene così «il “luogo diverso” […] da cui far partire l’impresa titanica di una critica radicale dell’ideologia moderna» (A. Tagliapietra, Prefazione).

Antonio Coratti 

Karl Löwith e il discorso del cristianesimo

Mimesis, Milano 2012, p. 82

 

Karl Löwith e il discorso del cristianesimo è un testo che analizza le opere del filosofo tedesco individuando il filo conduttore nel problema del cristianesimo che, da scelta di campo, si rivelò spunto speculativo fondamentale per le più importanti teorie presentate in Da Hegel a Nietzsche e in Significato e fine della storia. L'opera introduce, inoltre, il concetto di metodo auto-critico per cercare di definire l'approccio adottato da Löwith in tutte le sue ricerche, ponendolo in relazione con un altro grande pensatore del '900, Michel Foucault, e, in particolare, con la sua teoria del discorso.

Agostino Cera 

Io con tu. Karl Löwith e la possibilità di una mitanthropologie

Guida, Napoli 2010, p. 431

 

Percorrere fino in fondo un "sentiero interrotto". Tale è lo spirito con cui il presente studio si approccia al pensiero di Karl Lowith, ponendo al centro della propria disamina il suo scritto di abilitazione (L'individuo nel ruolo del co-uomo, 1928), nella convinzione che un confronto serrato con esso - una sua lettura interpretante - possa condurre alla piena esplicitazione di una prospettiva teorica la cui fertilità è stata, in parte dallo stesso autore, storicamente disattesa. Viene in tal modo a delinearsi il paradigma speculativo della Mitanthropologie (Antropologia del Con), che mira ad offrire una prospettiva innovatrice tanto in relazione al percorso fUosofico lowithiano - proponendone un'interpretazione compiuta e complessiva proprio sub specie antropologica - quanto in un orizzonte più ampio che, per il tramite di un'analisi fenomenologica del Miteinandersein ("essere-l'uno-con-l'altro") - ulteriormente arricchita dal confronto con il mondo di maschere pirandelliano, ponga in relazione tale percorso con due significative esperienze che negli stessi anni dello scritto di abilitazione lowithiano muovevano i loro primi passi: il dialogismo di Martin Buber e, soprattutto, l'antropologia filosofica di Scheler, Plessner e Gehlen.

Manuel Rossini

Karl Löwith: la questione antropologica. Analisi e prospettive sulla "Menschenfrage"

Armando, Roma 2009, p. 176

 

Karl Lowith, a torto ritenuto solamente uno storico del pensiero, al contrario, si è confrontato con i problemi fondamentali della filosofia abbozzando una antropologia filosofica parallela a quella dei più noti Scheler, Plessner e Gehlen. Partendo da una analisi generale, Lowith propone un'indagine sull'uomo cercando di comprendere il senso di quella "e" speculativa che congiunge il binomio uomo-mondo, un costrutto concettuale divenuto problematico dopo la conclusione della metafisica cristiana e del suo orizzonte di senso.

Orlando Franceschelli

Karl Löwith. Le sfide della modernità tra Dio e nulla

Donzelli, Roma 2008, p. 250

 

Karl Löwith dedicò le sue prime indagini - oltre che alla rielaborazione delle tematiche fenomenologiche - al confronto con Hegel, Kierkegaard, Marx, Weber e soprattutto Nietzsche e Burckhardt, nel tentativo di aprire una strada di fronte alla radicale disumanizzazione portata dal nichilismo moderno e dallo stesso avvento del nazismo. A questa prima fase seguì la celebre polemica contro i surrogati secolari della fede cristiana e contro il "nichilismo cosmologico" cui saremmo condannati in un mondo reso assurdo e senza senso dalla "morte di Dio". Per Löwith se il Dio biblico diviene non più credibile, è alla nozione precristiana di natura che occorre, invece, di nuovo volgersi: anche l'uomo e la sua soggettività devono tornare ad appartenere all'ordine naturale del mondo. È precisamente tra Dio e nulla che Löwith, "al di là" di Nietzsche, ha cercato una strada praticabile. Franceschelli ripercorre l'intero arco di questa intensa avventura del pensiero: dagli esordi degli anni venti ai saggi sul buddismo, su Spinoza e Valéry. La lezione di Karl Löwith emerge qui in tutta la sua ricchezza e attualità: un salutare e sobrio affrancamento dall'orizzonte metafisico, che consente di fronteggiare le sfide teoriche - e pratiche - del disincanto moderno.

Lorenzo Calabi

La filosofia della storia come problema. Karl Löwith tra Heidegger e Rosenzweig

ETS, Pisa 2008, p. 106

 

Per la coscienza dell'Occidente l'uomo è diventato sempre più estesamente il mondo dell'uomo e il mondo la storia del mondo. Ciò si è in qualche modo fissato, per un lungo tratto di tempo, nell'esercizio della Filosofia della storia. Alla Filosofia della storia e alle sue categorie - a Turgot, a Kant, a Hegel, a quell'interlocuzione con gli autori della Scienza della logica e della Ricchezza delle nazioni che è il 'discorso sul metodo' dell'Introduzione ai Grundrisse di Marx - ha ancora senso riferirsi e attingere. Ma nel ri-concepire criticamente quello che l'Occidente ci ha consegnato come costituzione di un proprio, particolare, oggetto di pensiero, non è possibile trascurare il contributo che alla nostra contemporaneità filosofica ha recato Karl Löwith. L'esame del suo contributo relativamente proprio a quell'oggetto è una sorta di condizione preliminare, di necessario lavoro introduttivo. E' quanto si propongono queste pagine: con riguardo non tanto alla interpretazione dei diversi autori offerta in Significato e fine della storia, quanto piuttosto alle ragioni che hanno motivato la sua indagine in generale e la scrittura di quel libro in specie.

Diego Fusaro

Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx

Il Prato, Padova 2005, pp. 112

 

Uno dei maggiori problemi irrisolti che Karl Marx ha lasciato in eredità ai suoi interpreti riguarda la legittimità della speranza in sede pratica e teoretica, tanto nella cornice del suo pensiero quanto nel più ampio orizzonte della filosofia. L'intera opera marxiana sembra enigmaticamente in bilico tra le opposte dimensioni della scienza e della speranza. La linea interpretativa adottata da Ernst Bloch e da Karl Löwith scorge in Marx il filosofo della speranza più che della scienza, riconoscendo nella sua riflessione un'ineludibile tensione utopica rispetto alla quale la scienza sarebbe un fenomeno secondario e funzionale.

Enrico Donaggio

Una sobria inquietudine. Karl Löwith e la filosofia

Feltrinelli, Milano 2004, p. 231

 

La vita e il pensiero di Karl Löwith, uno dei maggiori filosofi tedeschi che attraversò le grandi vicende politiche e intellettuali del Novecento. Attingendo a una serie di documenti inediti, l'autore ripercorre la vicenda löwithiana in una narrazione in cui la ricostruzione biografica si intreccia con le vicende filosofiche e politiche del secolo. Vissuto fra l'Italia, il Giappone e gli Stati Uniti, dopo aver lasciato la Germania nel 1934 a causa delle persecuzioni razziali, Löwith consente una lettura in filigrana di gran parte della filosofia europea del Novecento, con il suo carico di interrogativi sul posto dell'uomo nella natura, sul senso della filosofia e sulle sue responsabilità verso il male che ha lacerato questo secolo.

Gianluigi Pasquale

Oltre la fine della storia. La coscienza cristiana dell'Occidente

Bruno Mondadori, Milano 2004, p. 269

 

Il nostro "pensare al domani" è condizionato in partenza dal pensiero ebraico e cristiano, come mise in luce Karl Löwith influenzato dal teologo Oscar Cullmann, e dalla sua convinzione che la storia è il venire-incontro all'uomo della salvezza. Löwith non ha pensato alla storia occidentale come escatologia cristiana secolarizzata, bensì come permanente apocalittica. Oggi la scelta tra Löwith e Blumenberg è fatale per la comprensione della postmodernità: implical'eventualità che la secolarizzazione in Europa sia appena soltanto iniziata, senza che per questo la storia sia alla sua fine, essendoci sempre un "oltre" da immaginare come possibilità più definitiva.

Santo Coppolino

Saggi su Karl Löwith

Falzea Editore, Reggio Calabria 1999, pp. 180

 

Karl Löwith è uno dei maggiori storici della filosofia,molto conosciuto anche in Italia per i suoi pregiati studi sulla cultura filosofica, i quali rappresentano un punto di passaggio obbligato per i cultori di studi filosofici. L'autore ha cercato di ricostruire l'itinerario filosofico di Karl Löwith, dalle prime indagini di orientamento fenomenologico e antropologico, fino ai testi della maturità e ai suoi ultimi lavori. La figura di questo significativo intellettuale del Ventesimo secolo viene indagata in tutta la ricchezza e complessità dei temi che rendono quanto mai attuale la lezione nell'orizzonte della cultura contemporanea.

Anna Maria Tripodi

Löwith e l’Occidente

Marsilio, Venezia 1997, pp. 120

 

Karl Löwith, filosofo e storico della filosofia tedesca, allievo di Husserl e Heidegger, fine conoscitore e autentico testimone del suo tempo, al quale pagò il prezzo dell'esilio prima in Giappone e poi negli Stati Uniti, è ampiamente conosciuto e apprezzato in Italia, dove sono tradotti la quasi totalità dei suoi scritti.

Giuseppe Guida

Filosofia e storia della filosofia in Karl Löwith

Unicopli, Milano 1996, p. 230

 

Una ricostruzione dell'itinerario filosofico di Löwith, dai primi scritti di orientamento fenomenologico e antropologico, fino ai testi della maturità e della vecchiaia. "Nel corso del presente lavoro, ci proponiamo di ricostruire l'itinerario filosofico di Löwith, dai primi scritti, di orientamento fenomenologico e antropologico, fino ai testi della maturità e della vecchiaia. Cercheremo di perseguire questo scopo, proponendo una lettura delle opere maggiori di Löwith, e cercando di enucleare da esse le tesi essenziali, senza essere premuti dall'urgenza di esprimere il nostro accordo o disaccordo al riguardo. Non pretendiamo naturalmente di restituire al lettore, in questo modo, tutta la ricchezza e la complessità del travaglio filosofico di Löwith; ci auguriamo soltanto di individuare qualche traccia, per intendere un complesso ordito di sentimenti e di pensieri, spesso estremamente sfuggente nella sua puntuale totalità. Circa il metodo di lettura che proporremo, si potrebbe qualificare come una «lettura lenta». Indugeremo, cioè, analiticamente sugli scritti di Löwith, interrogandoli, senza sovrapporre alla lettura una precostituita visione d'insieme."

Maria Chiara Pievatolo

Senza scienza né fede. La scepsi storiografica di Karl Löwith

Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1991, p. 180

 

Karl Löwith è noto per la sua peculiare storiografia filosofica, che ricostruisce momenti e figure della storia del pensiero in modo da suggerire - senza mai sviluppare esplicitamente - delle tesi teoretiche sulla condizione umana nel mondo della politica, della natura e della storia. Allo scopo di sviluppare questo sommesso sottofondo teoretico, Löwith è stato messo a confronto, da una parte, col suo maestro Heidegger, e dall'altra, col Gadamer dell'ermeneutica. Ne è risultata una sorta di ermeneutica scettica e delegittimante, che, risolvendo i vari pensatori nella storia, dissolve al tempo stesso i luoghi comuni proprie della precomprensione dell'interpreta. E di questa singolare scepsi storiografica si è tentato di mettere in luce tè possibilità e i limiti, anche con riguardo alle sue conseguenze politiche.

Il nome di Karl Löwith è spesso associato ai suoi lavori di storia della filosofia e alla sua attività di "scepsi storiografica"  (segue)

         LÖWITH ON LINE

O. Franceschelli - Intervista su Karl Löwith

Karl Löwith - Treccani.it

      NOVITA' IN LIBRERIA

Karl Löwith, Sul senso della storia, a cura di M. Bruni, Mimesis, 2017.

A. Tagliapietra, M. Bruni (a cura di), Le Rovine, ossia meditazione sulle rivoluzioni degli imperi, traduzione di M. Bruni, Mimesis, 2016.

Premio Nazionale Filosofia Frascati - 2016

Società Natura Storia. Studi in onore di Lorenzo Calabi, a cura di A. Civello, Edizioni ETS, 2016.

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Azioni Parallele è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós. La direzione di A. P. è composta da G. Baptist, A. Meccariello e

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Aggiornamento 27.02.2018