Recensioni a Karl Löwith, Sul senso della storia, a cura di M. Bruni, con un saggio di A. Tagliapietra, Mimesis, Milano 2017:

 

Mauro Bonazzi, I cerchi della storia, in “la Lettura, n. 309, suppl. Corriere della sera, 29 ottobre 2017, p. 11.

Giovanni Sessa, L’antimodernismo filosofico di Karl Löwith. Il pensiero e il senso della Storia, in “la Biblioteca di via Senato Milano, n. 4, 2018, pp. 48-49.



Roberto Righetto, Löwith. La storia e l’etica del limite, in “Avvenire”, 1° maggio 2018.

Luisa Borghesi, Sul senso della storia, Rassegna Bibliografica - Filosofia, a cura di M. Borghesi, STUDIUM, mar./apr. 2018 - n. 2, pp. 312-313.



Giuseppe Cappello, Principio natura e ragionevole sensibilità

Nella sezione PRINCIPIO NATURA pubblichiamo la recensione del professor Giuseppe Cappello "Principio natura e ragionevole sensibilità" al libro di Orlando Franceschelli, In nome del bene e del male.

 

Segnaliamo la recensione del prof. Michele Martelli su MicroMega a In nome del bene e del male di Orlando Franceschelli (Donzelli, Roma 2018).

 

Aureo volumetto questo di Orlando Franceschelli, In nome del bene e del male. Filosofia, laicità e ricerca di senso, appena uscito per i tipi di Donzelli, Roma, 2018, ultimo di una serie di brevi saggi del medesimo autore a cominciare dal primo su Dio e Darwin, pubblicati sempre dallo stesso editore, e impostati sull’antitetisi tra «principio-creazione» e «principio-natura», cioè tra creazionismo e naturalismo, il quale ultimo, dopo Darwin, sarebbe l’unica filosofia possibile in coerenza con la scienza. (link)

 

Segnaliamo tre recensioni alla seconda edizione di Dio, uomo e mondo, a cura di O. Franceschelli, Donzelli, Roma 2018:

 

- Maurizio Schoepflin, Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, Il Foglio, 21/03/2018. (link)

 

- Francesco Roat, Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, Cittàfutura on-line, 22/03/2018. (link)

 

- Stefano Cazzato, La natura ha vita propria, in Via Po Cultura, 15/05/2018. (link)

Karl Löwith : gennaio–maggio 2018

 

1. K. Löwith, Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, a cura di O. Franceschelli, Donzelli, Roma.

 

- Nuova edizione (prima edizione 2000) con una “Avvertenza” di Orlando Franceschelli che fa il punto della situazione sui contributi più recenti in merito al pensiero di Löwith e in cui si cita anche il presente sito.

In questo volume, tradotto qui integralmente e per la prima volta nella sua versione definitiva (1967), Löwith perviene agli esiti più maturi del suo confronto con la modernità. Cosa devono tornare a essere il mondo e l’uomo, dopo la «caduta di Dio» consumatasi nella coscienza moderna? È rispetto a questa ineludibile domanda che emerge l’incapacità della filosofia moderna, da Cartesio e Kant fino a Hegel e al nichilismo di Stirner, di emanciparsi effettivamente dal creazionismo e dall’antropocentrismo di ascendenza biblica. La concezione meccanicistica del mondo e le moderne «metafisiche della soggettività» smarriscono l’autentica sostanza religiosa della fede nel Dio sovrannaturale e creatore della tradizione, ma non sanno ripristinare la nozione di natura. Precipitano anzi l’uomo cristiano-moderno in un mondo divenuto ormai estraneo e privo di senso: in un esilio o nichilismo cosmico che riguarda non solo l’idealismo di Fichte o il disprezzo per la natura di Hegel, ma anche le filosofie di Husserl, Heidegger e Sartre. C’è tuttavia anche un’altra modernità: quella in cui l’a-teismo giunge al proprio compimento. Perciò in Dio, uomo e mondo Löwith, oltre che con Feuerbach e Nietzsche, «filosofo del nostro tempo», si confronta, con un’intensità che non ha precedenti lungo tutta la sua ricerca, anche con Spinoza: con il «Mosè dei materialisti moderni» (Feuerbach) che ha saputo uscire da ogni metafisica della volontà e restituire «la propria verità alla natura di tutte le cose». È con questa linea di pensiero che anche il naturalismo di Löwith instaura un dialogo di grande attualità per tutti coloro che si sentono «irretiti» nell’emancipazione moderna dall’orizzonte metafisico: che collocano, cioè, la propria ricerca e la propria vita «in un universo senza Dio» e sono interessati a tornare alla prospettiva di una natura (physis) sempiterna che sia anche dimora cosmica dell’uomo che a essa appartiene. Fonte : Donzelli Editore.

 

- Recensione: Maurizio Schoepflin, Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, Il Foglio, 21 marzo 2018 (link).

 

2. M. Heidegger, K. Löwith, Carteggio 1919-1973, edizione critica a cura di A. Denker, a cura di G. Tidona, ETS, Pisa.

 

- La pubblicazione integrale del carteggio tra Löwith e Heidegger che presenta oltre alle lettere più importanti (ovvero le risposte di Heidegger a Löwith tra il 1921 e il 1927, peraltro già pubblicate in Zur philosophischen Aktualität Heideggers, a cura di D. Papenfuss e O. Pöggeler, Frankfurt a.M. 1990, pp. 27-42) anche le lettere più colloquiali e le cartoline tra allievo e maestro (per un inquadramento esaustivo del rapporto Löwith-Heidegger rimandiamo a O. Franceschelli, Karl Löwith. Le sfide della modernità tra Dio e nulla, Donzelli, Roma 2008.

La traduzione e curatela italiana dell’epistolario di Martin Heidegger e Karl Löwith –  124 lettere e cartoline redatte tra il 1919 e il 1973 e corredate da un’ampia introduzione storico-filosofica – offre oggi al lettore un inedito e decisivo documento circa l’intenso e al contempo discorde rapporto filosofico e umano tra il maestro e il suo primo allievo. I tentativi di Löwith di entrare in autentico contatto con un maestro la cui grandezza di pensiero rappresentava un ingombro invalicabile si rivelano per quello che erano, mostrano cose del passato / mai raggiunte, destinate a rinuncia (documento 122). La relazione tra i due si configura come un parricidio mancato e viene posta al termine del carteggio sotto una luce che attende. Non è dunque una riconciliazione quella che suggella l’epistolario, bensì la riconferma, sub mutata specie poetica, del carattere di apertura irrisolta di un rapporto già da sempre datosi esattamente nel modo in cui uomini isolati possono stare autenticamente insieme: nell’esistenza (documento 25). A campeggiare sullo sfondo è, ancora una volta, la metafora della Lichtung, la stessa metafora della radura di luce che aveva dato corpo filosofico alla discordia insorta a causa dei Saggi su Heidegger. Fonte : Edizioni ETS.

 

- Recensione : Donatella Di Cesare, Gelo tra Heidegger e Löwith. Il legame spezzato da Hitler, “La Lettura”, 11 marzo 2018 (link).

 

3. K. Löwith, La libertà di morire, in R. S. Higgings, K. Löwith,  E. Tonini, Eutanasia e suicidio. Libertà di morire?, a cura di R. De Benedetti, Medusa, Milano, pp. 69-99.

 

- Viene qui ripubblicato il saggio La libertà di morire di Löwith con la stessa traduzione di Orlando Franceschelli per “MicroMega” (1999, 1, pp. 197-220), ma senza la presentazione di Franceschelli e il contributo alla discussione di Paolo Flores d’Arcais, direttore della rivista. Si ricordi inoltre che questo saggio col titolo La libertà di fronte alla morte si trova anche, adeguatamente analizzato e contestualizzato, come “Appendice” alla nuova edizione del volume di Franceschelli, Karl Löwith. Le sfide della modernità tra Dio e nulla (Donzelli, Roma 2008, pp. 217-235) a cui rimandiamo per una lettura meno di parte del testo löwithiano che invece il curatore Riccardo De Benedetti tende a schiacciare sulla prospettiva bioetica cattolica e in particolare di monsignor Ersilio Tonini.

Scandagliando i modi con i quali viene impiegata la possibilità di protrarre la vita in situazioni prima non immaginabili, soprattutto attraverso le cure palliative, il saggio di Higgins descrive il comparire sulla scena antropologica occidentale della figura del morente. La ricchezza di sfumature antropologiche e di dilemmi morali, così introdotti sembra cancellata dall'imporsi di una sola autorità, di un solo parere legittimo al quale il corpo del paziente, nella sua totalità, deve essere reso disponibile: quello del complesso tecno-medico-legale. È in questa prospettiva che trovano la loro giustificazione le proposte relative a una presa in carico, legale e morale, da parte del soggetto delle condizioni nelle quali si potrebbe trovare con la comparsa di patologie e malattie sulle quali l'autorità tecno-medica avrebbe da esercitarsi oltre i termini consentiti dal paziente stesso. È quindi tra lo Scilla della moltiplicazione di potenza fornita alla medicina dalla tecnologia e il Cariddi della fragilità dell'uomo singolo che si pongono le soluzioni contraddittorie della modernità. Da un lato, è infatti parte attiva nella costruzione di un futuro tecnico dai risultati impensabili e dall'altro, si trova nella condizione di sostenere in virtù di questi stessi risultati la spinta a sottrarsi con la morte a ciò che ancora non è compiuto. Il rischio è che, in entrambi i casi, a perire sia la stessa natura umana, almeno così come ne abbiamo avuto esperienza finora. Ma la trama del discorso moderno sul suicidio e l'eutanasia trova piena espressione nelle pagine di Löwith. Il suicidio ha smesso, almeno nell'Occidente che una volta si considerava cristiano, di essere colpito da anatema ed espulso dal riconoscimento sociale e sacramentale che si deve ai morti. La vita non è più di Dio o, peggio, del signore feudale, la vita è disponibile alla libera scelta dell'individuo che può decidere come e quando terminarla. Il suicidio moderno, almeno quello occidentale - il discorso su quello orientale è molto più articolato e complesso - appare come una semplice estensione dei diritti e delle prerogative che l'individuo occidentale moderno rivendica a se stesso. Fonte : Medusa Edizioni.

In libreria il nuovo libro del prof. Orlando Franceschelli

Orlando Franceschelli

In nome del bene e del male

Filosofia, laicità e ricerca di senso

Donzelli Editore, Roma, 2018, pp. VI-194

 

«Spesso siamo convinti di essere gli unici depositari della disponibilità a non assecondare preconcetti, rigidità ideologiche e sterili dogmatismi. Confrontarsi con il problema del bene e del male senza cedere ai pregiudizi costituisce un salutare banco di prova della nostra effettiva capacità di essere cittadini che contribuiscono a ridurre i mali e a far fiorire i beni che abbiamo in comune».

 

Le nozioni di bene e male sono indispensabili per vivere e, al tempo stesso, sempre insidiate da fraintendimenti e pregiudizi. Orlando Franceschelli – filosofo, impegnato da anni nella definizione di un’etica laica fondata sul radicamento dell’uomo nella natura – non si sottrae alla sfida di trovare risposta a una domanda radicale: in nome di quale bene e di quale male sarebbe auspicabile agire come singole persone e come gruppi sociali? In società come le nostre, investite da trasformazioni epocali, dal fanatismo terrorista, da nuove sfide poste dai dilemmi bioetici e dai progressi della ricerca scientifica, eludere questo interrogativo equivale a incamminarsi sul sentiero pericoloso dell’indifferenza e della deresponsabilizzazione. L’autore sceglie la via opposta a ogni disimpegno e chiarisce fin da subito la propria visione: l’identificazione del bene con la tensione verso la possibile felicità terrena – la propria e quella degli altri esseri senzienti umani e non umani – e del male morale con l’indifferenza egoistica verso la sofferenza. Una visione non condizionata da prospettive soprannaturali, in sintonia con una tradizione di pensiero che da Democrito arriva fino a Spinoza, Hume, Darwin, Leopardi, e si scontra con l’esaltazione della volontà di potenza proposta da Nietzsche. Nel ripercorrere il cammino dei grandi teorici del pensiero naturalista, Franceschelli mostra come dalla definizione di nozioni quali natura, male fisico o morale, bene individuale e beni comuni (inclusa la bellezza), felicità e sofferenza, si possa approdare a una concezione di bene e male condivisibile e compatibile con il rispetto del mondo naturale, sempre più minacciato, con la convivenza civile nelle società multiculturali e con i principi delle nostre Costituzioni liberali e solidali. La conclusione dell’autore è che la virtù della laicità – la sola che può garantire un dialogo alto tra credenti e non credenti – ci educa a praticare anche la più efficace solidarietà samaritana, ossia a soccorrere chi ne ha bisogno non solo per umana pietà, ma perché anch’egli aspira alla propria felicità e ha diritto a cercarla. (da Donzelli Editore)

 

Conferenza su Löwith e Jonas all'Università Autonoma di Madrid

 

CONFERENCIA

 

Los dos díscípulos naturalistas de Heidegger.

Una comparacíon entre Karl Löwith y Hans Jonas

di Marco Bruni

 

Màster Filosofía de la historia: Democracia y Orden Mondial

Universidad Autonoma de Madrid (UAM)

Facultad de filosofía y Letras

 

giovedì 22 febbraio 2018, Aula 192, Modùlo VI bis, Madrid

 

Link testo di Biagio de Giovanni su Löwith

In questo testo Biagio de Giovanni sottolinea il «fascino» di Löwith, a partire dalla autobiografia La mia vita in Germania prima e dopo il 1993.

BIAGIO DE GIOVANNI, Il fascino di Löwith,

in “L’Acropoli”, X, n. 4

(link)

Finalmente disponibile in libreria la nuova edizione di

 

Dio, uomo e mondo

nella metafisica da Cartesio a Nietzsche

di Karl Löwith

a cura di Orlando Franceschelli

 

 

Karl Löwith

Dio, uomo e mondo

nella metafisica da Cartesio a Nietzsche

Traduzione e cura di Orlando Franceschelli

Saggi. Scienza e filosofia

Donzelli, Roma, 2018

pp. XL-200

 

In questo volume, tradotto qui integralmente e per la prima volta nella sua versione definitiva (1967), Löwith perviene agli esiti più maturi del suo confronto con la modernità. Cosa devono tornare a essere il mondo e l’uomo, dopo la «caduta di Dio» consumatasi nella coscienza moderna? È rispetto a questa ineludibile domanda che emerge l’incapacità della filosofia moderna, da Cartesio e Kant fino a Hegel e al nichilismo di Stirner, di emanciparsi effettivamente dal creazionismo e dall’antropocentrismo di ascendenza biblica. La concezione meccanicistica del mondo e le moderne «metafisiche della soggettività» smarriscono l’autentica sostanza religiosa della fede nel Dio sovrannaturale e creatore della tradizione, ma non sanno ripristinare la nozione di natura. Precipitano anzi l’uomo cristiano-moderno in un mondo divenuto ormai estraneo e privo di senso: in un esilio o nichilismo cosmico che riguarda non solo l’idealismo di Fichte o il disprezzo per la natura di Hegel, ma anche le filosofie di Husserl, Heidegger e Sartre. C’è tuttavia anche un’altra modernità: quella in cui l’a-teismo giunge al proprio compimento. Perciò in Dio, uomo e mondo Löwith, oltre che con Feuerbach e Nietzsche, «filosofo del nostro tempo», si confronta, con un’intensità che non ha precedenti lungo tutta la sua ricerca, anche con Spinoza: con il «Mosè dei materialisti moderni» (Feuerbach) che ha saputo uscire da ogni metafisica della volontà e restituire «la propria verità alla natura di tutte le cose». È con questa linea di pensiero che anche il naturalismo di Löwith instaura un dialogo di grande attualità per tutti coloro che si sentono «irretiti» nell’emancipazione moderna dall’orizzonte metafisico: che collocano, cioè, la propria ricerca e la propria vita «in un universo senza Dio» e sono interessati a tornare alla prospettiva di una natura (physis) sempiterna che sia anche dimora cosmica dell’uomo che a essa appartiene. (Fonte: Donzelli editore)

 

Giuseppe Cappello, La natura naturante di Empedocle

Nella Sezione PRINCIPIO NATURA un nuovo contributo del professor Giuseppe Cappello: La natura naturante di Empedocle

L'individuo nel ruolo del co-uomo

Nella Sezione KARL LÖWITH, "Opere", una nuova scheda: L'individuo nel ruolo del co-uomo (a cura di Marco Bruni).

Mauro Bonazzi, I cerchi della storia, in "la Lettura", n. 309, suppl. Corriere della sera, 29 ottobre 2017, p. 11.

Nell'articolo si parla di Karl Löwith e si fa riferimento a un "altro saggio più agile, Sul senso della storia, appena ripubblicato da Mimesis" (a cura di M. Bruni con un saggio di A. Tagliapietra).

Giuseppe Cappello, Il ritorno alla filosofia: natura e dialogo. Una lettura del libro di Orlando Franceschelli, "Dio e Darwin"

In uscita un saggio di Giorgio Fazio su Löwith e Plessner

Giorgio Fazio, Alle origini della catastrofe tedesca. La nazione in ritardo e Da Hegel a Nietzsche a confronto, in “Studi Filosofici”, XXXIX, 2016, pp. 183-209.


Dal 27 luglio 2017 in libreria "Sul senso della storia" di Karl Löwith - nuova traduzione per l'editore Mimesis

Karl Löwith, Sul senso della storia, a cura di M. Bruni, con un saggio di A. Tagliapietra, collana "Biblioteca di Filosofia della Storia", Mimesis, Milano, 2017, pp. 154.

In occasione dei centoventi anni dalla nascita di Karl Löwith, viene ripubblicato il saggio Sul senso della storia, una sintesi preziosa e mirabilmente nitida e chiara della sua tesi sull’origine teologica della filosofia della storia che ha come corollario la teoria della modernità come secolarizzazione. In questo breve saggio, Löwith abbozza un vero e proprio canone della filosofia della storia che congiunge il contromodello degli antichi storici greci come Erodoto, Tucidide e Polibio ad Agostino, Orosio, Gioacchino da Fiore, Vico, Hegel, Marx, Comte, Heidegger e all’idea illuministica e positivistica di progresso, il cui filo conduttore si trova nella categoria di “senso”, ovvero nell’idea secondo la quale la storia sarebbe orientata verso un “fine ultimo”. Ma proprio perché la nostra è l’epoca del “nichilismo” e della “mancanza di senso” che subentra al venire meno delle risposte tradizionali, Löwith ci invita in questo testo anche ad una lucida disamina in merito alla semantica dei termini “senso” e “non-senso”, così da fugare ogni dubbio e incomprensione sulla questione che più di ogni altra sembra incombere sulla vita di noi uomini contemporanei.


http://mimesisedizioni.it/sul-senso-della-storia.html

 

Novità nel sito : Schede delle opere löwithiane

Nella Sezione "Karl Löwith", "Opere", è  stata aggiunta una nuova parte relativa alle schede sulle singole opere. La prima scheda è quella su Nietzsche e l'eterno ritorno (a cura di Valeria Auletta).

In ricordo di Lorenzo Calabi

Il 14 marzo 2017 è mancato il professor Lorenzo Calabi, 72 anni, ordinario di Filosofia morale e docente di Filosofia della Storia all’Università di Pisa. Il professor Calabi aveva collaborato con interesse al progetto di interviste e aveva incoraggiato lo sviluppo di questo sito. Con la consueta gentilezza, il 9 febbraio 2017 aveva risposto ad una mail con la quale gli comunicavo l’inserimento nel sito del suo ultimo saggio su Löwith (e lo ringraziavo per aver citato un mio lavoro): “ha fatto cosa graditissima e la ringrazio molto. Citarla mi ha fatto piacere, anche per tutto quanto ha fatto sul sito; ma era dovere scientifico”. Anche in altre occasioni aveva sempre usato parole generose di sostegno a testimonianza di un profondo interesse scientifico e di una grande umanità.

Marco Bruni

Nuovo saggio su Karl Löwith del prof. Lorenzo Calabi

Lorenzo Calabi, Ancora su Löwith e la filosofia della storia, in «Rivista di storia della filosofia», n. 4 supplemento, 2016, pp. 321-337. (link)

 

Ripensare Karl Löwith e la filosofia della storia. L’autore offre una ri-valutazione critica del punto di vista di Löwith sulla filosofia della storia. Le filosofie classiche della storia (Turgot, Kant, Schiller, Hegel, Humboldt) mirano a comprendere il proprio tempo come storia: cioè, non solo pensano ad un significato, né concepiscono se stesse solo come teorica apprensione conclusiva alla fine di un processo. Esse cercano anche di prevedere il processo stesso, le forze del cambiamento, i fenomeni di queste forze, e le questioni morali che sollevano. Il modello delle tre età di Löwith può essere una cornice per una filosofia delle filosofie classiche della storia. Le diverse divisioni della storia universale in epoche da esse stabilite indicano quali categorie sono ritenute significative per concettualizzare l'umanità come un unico soggetto nel tempo. L’idea di Löwith della natura sembra essere in contrasto con l’idea di natura espressa da un autore la cui importanza egli evidenzia, vale a dire Charles Darwin: Darwin concepisce sempre la natura nel tempo. Tuttavia, il pensiero scettico di ritorno alla natura di Löwith contro la pervasività della storia e del progresso in Occidente, deve essere inquadrato all’interno della sua valutazione critica di Heidegger. Le sue riflessioni sulla diversità e l’unità degli uomini sono ancora oggi molto significative.

 

Nuovo "Contributo" nella sezione Principio Natura

Valeria Auletta - Coscienza e materialismo. L’antropologia cosmologica di Karl Löwith e le neuroscienze (link)

 

Confronti : Volney, Löwith e la scolarizzazione

«In questo senso, l’“escatologismo delle Ruines” può essere inserito tra Condorcet e Comte nella ricostruzione della filosofia della storia proposta da Karl Löwith in Meaning in History. Uno dei tratti salienti della crisi della coscienza europea, come l’ha denominata Paul Hazard nel secolo scorso, consiste, infatti, nel passaggio, in merito alla considerazione delle vicende umane, dalla teologia della storia, dove la storia è diretta da Dio verso un fine ultimo (regno dei cieli), alla filosofia della storia, dove la storia è diretta dall’Uomo verso uno scopo finale (paradiso in terra). Figura decisiva di questo transito epocale è stato Voltaire, di cui Volney, come sappiamo, era ammiratore, coniatore del termine philosophie de l’histoire

 

(M. Bruni, Volney a Palmira. Le Rovine e il destino della civiltà, pp. 297-298).

1. La recensione (critica) di Andrea Calzolari (“Volney a Palmira. Le Rovine e il destino della civiltà”) su Il Manifesto alla postfazione di Marco Bruni alle “Rovine” di Volney:

Il Manifesto, Alias, 10 luglio 2016, p. 1.

2. La risposta (critica) di Marco Bruni (“Contribuire al dibattito sulla secolarizzazione”) su Scenari alla recensione di Andrea Calzolari:

SCENARI. Il settimanale di approfondimento culturale di Mimesis, 29 novembre 2016.


Le Rovine di Volney su sfondo politico.p
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Contributo al dibattito sulla secolariz.
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Il nome di Karl Löwith è spesso associato ai suoi lavori di storia della filosofia e alla sua attività di "scepsi storiografica", nonché alla critica della filosofia della storia e dello storicismo. D’altro canto, la sua idea di natura, il più delle volte, è stata concepita come solo abbozzata e come mera reazione al relativismo storicistico dei moderni. Ma non è così. (segue)

 


 

"Löwithiana" è dedicata ai contributi, alle pubblicazioni e alle iniziative intorno a Löwith, sia attuali che del passato; un modo per far circolare informazioni e notizie tra tutti i "löwithiani" e, in particolare, per promuovere la conoscenza di un filosofo non ancora adeguatamente valorizzato. "Löwithiana" si articola in:

 

INTERVISTA AD ANGELO BOLAFFI DI MARCO BRUNI

Il viaggio nella "urbanizzazione della provincia löwithiana" prosegue con un'importante intervista al prof. Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, autore di numerose pubblicazioni, la cui riflessione filosofica è da sempre accompagnata dal confronto con Löwith, del quale ha anche curato il saggio Max Weber e Carl Schmitt (“Micro Mega”, 2, 1987, pp. 191-205).
(link per leggere l'intervista)

Le interviste:

Inauguriamo una nuova pagina di questo sito, intitolata appunto PRINCIPIO NATURA, nella convinzione - ribadita tra gli altri anche da Orlando Franceschelli (Karl Löwith. Le sfide della modernità tra dio e nulla ed Elogio della felicità possibile. Il principio natura e la saggezza della filosofia) - che il pensiero di Löwith possa offrire un valido contributo all’odierno dibattito sul naturalismo filosofico. (segue)

Il nome di Karl Löwith è spesso associato ai suoi lavori di storia della filosofia e alla sua attività di "scepsi storiografica"  (segue)

         LÖWITH ON LINE

O. Franceschelli - Intervista su Karl Löwith

Karl Löwith - Treccani.it

      NOVITA' IN LIBRERIA

Karl Löwith, Sul senso della storia, a cura di M. Bruni, Mimesis, 2017.

A. Tagliapietra, M. Bruni (a cura di), Le Rovine, ossia meditazione sulle rivoluzioni degli imperi, traduzione di M. Bruni, Mimesis, 2016.

Premio Nazionale Filosofia Frascati - 2016

Società Natura Storia. Studi in onore di Lorenzo Calabi, a cura di A. Civello, Edizioni ETS, 2016.

 

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Azioni Parallele è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós. La direzione di A. P. è composta da G. Baptist, A. Meccariello e

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Aggiornamento 29.07.2018